Il contributo del familiare nell’attività d’impresa.
- avvdanielatorrisi
- 18 gen
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In molte attività economiche la collaborazione dei familiari costituisce parte integrante dell’organizzazione dell’impresa. Il coniuge, i figli, talvolta altri parenti stretti, affiancano l’imprenditore nella gestione quotidiana dell’attività, senza contratto, senza retribuzione formalizzata, senza una qualificazione giuridica del rapporto. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di una scelta naturale: si collabora perché l’impresa sostiene la famiglia e il lavoro prestato viene percepito come contributo all’economia comune, non come prestazione da rivendicare.
È proprio su queste dinamiche, apparentemente semplici, che l’ordinamento attribuisce rilevanza giuridica a una collaborazione che, nella prassi familiare, resta spesso priva di forma.
La figura che disciplina tali rapporti è l’impresa familiare.
Il contributo del familiare nell'attività d'impresa. La configurazione dell’impresa familiare
Si configura impresa familiare quando un imprenditore esercita l’attività con la collaborazione stabile e continuativa di familiari entro i limiti di parentela e affinità previsti dalla legge. La collaborazione deve essere effettiva, inserita nell’organizzazione operativa dell’impresa, funzionale ai risultati economici dell’attività. Non è sufficiente un aiuto occasionale o saltuario. È richiesto un contributo costante e significativo.
La disciplina opera esclusivamente quando il rapporto non sia già regolato da un diverso titolo contrattuale. Se la collaborazione è inquadrata in un rapporto di lavoro subordinato, o di collaborazione coordinata e continuativa o in una struttura societaria, la figura dell’impresa familiare non trova applicazione. Essa presuppone, infatti, una collaborazione priva di formale qualificazione giuridica alternativa.
La posizione del familiare collaboratore
Il familiare che partecipa all’impresa non assume la qualità di socio né quella di lavoratore subordinato. La legge gli riconosce una posizione giuridica autonoma, fondata sulla partecipazione al lavoro familiare nell’attività economica.
Da tale partecipazione derivano diritti specifici:
– partecipazione agli utili dell’impresa;
– partecipazione all’incremento dell’azienda;
– partecipazione alle decisioni di gestione straordinaria;
– attribuzione di una quota proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato.
Il criterio della proporzionalità è centrale. La tutela non discende dal vincolo familiare in sé, ma dalla consistenza reale dell’apporto fornito nel tempo.
Quando assume rilievo il contributo del familiare nell’attività d’impresa.
Nella prassi, il tema dell’impresa familiare emerge soprattutto in occasione di mutamenti personali o patrimoniali: una separazione, una cessazione della convivenza, una successione, la vendita o la chiusura dell’attività. Fino a quel momento, la collaborazione può restare affidata a equilibri interni mai tradotti in assetti giuridici.
Quando tali equilibri si interrompono, diventa necessario ricostruire il ruolo svolto da ciascun familiare nell’attività, la natura del contributo prestato e la sua incidenza economica.
La funzione della consulenza legale
La configurabilità di un’impresa familiare non è automatica. Dipende da elementi fattuali che richiedono una valutazione rigorosa: continuità della collaborazione, inserimento nell’organizzazione aziendale, assenza di altri rapporti contrattuali, rilevanza economica dell’apporto.
La corretta qualificazione giuridica della collaborazione familiare consente di prevenire conflitti, tutelare diritti maturati nel tempo e garantire una gestione ordinata delle vicende familiari e imprenditoriali.
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Il contributo del familiare nell’attività d’impresa. produce effetti giuridici precisi.
Riconoscerli con consapevolezza significa evitare che anni di lavoro restino privi di tutela nel momento in cui l’equilibrio personale o patrimoniale viene meno.
Verificare per tempo se una collaborazione familiare rientra nella disciplina dell’impresa familiare consente di evitare contenziosi futuri e di dare certezza a rapporti economici già esistenti. In queste valutazioni, una consulenza mirata permette di ricostruire correttamente i presupposti giuridici prima che sia un conflitto a farlo.
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